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28 marzo 2006

BIELORUSSIA,LUKASHENKO : LUCI ED OMBRE DI UNA DITTATURA

«È un attacco che non durerà cinque anni.Arriverà presto all'obiettivo!Noi siamo coloro che hanno vinto perchè nel nostro Paese sempre più gente ha smesso di avere paura!»
MILINKEVICH,leader dell’opposizione in Bielorussia.


[ Fonte fonto :
LASTAMPA ]

In questi giorni stiamo assistendo in Bielorussia a forme di repressione dittatoriali sui manifestanti dell’opposizione guidata da Milinkevich,eseguite dal leader Lukashenko dopo la contestatissima vittoria elettorale conseguita alle votazioni del 19 marzo scorso.
Chi è Lukashenko,perchè il suo governo è definito dittatoriale,quale è la situazione generale della Bielorussa,come si sono svolte le votazioni?
Il Presidente Alexander Lukashenko è in carica dalla realizzazione dell’indipendenza della Bielorussia ottenuta nel 1994.La Costituzione bielorussa limitava la presidenza a due mandati di cinque anni ma nel 2004 con un referendum è stata cambiata:USA e altri paesi occidentali sostengono che,secondo gli standard internazionali,ciò non è ne libero ne giusto,come non legali sono le normative,definite appunto “dittatoriali”,adottate dall’apparato governativo centrale.
Censure,intimidazioni ed arresti hanno caratterizzato l’intera campagna elettorale prima delle votazioni ed il risultato finale è stata una vittoria schiacciante del leader di sempre Lukashenko (82,6% dei voti):la delegazione Osce(associazione che doveva garantire l’effettivo svolgimento libero,democratico e legale delle elezioni)ha fortemente criticato le modalità con cui sono state svolte le elezioni ed i procedimenti di voto,tanto da fare gridare l’opposizione guidata da Alexander Milinkevich allo scandalo per presunti brogli.Nel comunicato stampa diramato dall’OCSE difatti le elezioni non avrebbero garantito pari democraticità e pari accesso alla campagna elettorale a tutti i candidati.All’incredibile vittoria di Lukashenko quindi si sono da subito contrapposte numerose manifestazioni di protesta da parte dell’opposizione terminate in conflitti civili con le truppe antisommossa schierate dal presidente stesso.

Come si legge da LA STAMPA : “I ragazzi avevano fiori tra le mani, la polizia fucili e lacrimogeni. E quando c’è stato lo scontro, durante la manifestazione di protesta indetta dall’opposizione bielorussa per reclamare nuove e più trasparenti elezioni, i ragazzi hanno avuto la peggio. «Siamo stati attaccati da un plotone di agenti antisommossa guidato da un colonnello - racconta sconvolta una delle manifestanti -Hanno cominciato a picchiare le persone con i manganelli a gruppi di sei contro uno. Li ho visti picchiare donne e bambini». L’intervento delle teste di cuoio ha spaccato il corteo di circa 5 mila persone mentre erano dirette verso la piazza Yanka Kupala, dove una delegazione con a capo Alexander Milinkievic, il candidato dell’opposizione anti-Lukashenko, avrebbe dovuto presentare la richiesta di ripetizione del voto.Prima i manifestanti si erano visti impedire l’accesso alla piazza dell’Ottobre, dove si erano radunati nei giorni scorsi, transennata «per pulire la neve». «L’operazione è scattata quando abbiamo capito che la protesta sarebbe degenerata - ha dichiarato il ministro dell’Interno bielorusso Vladimir Naumov - A un certo punto c’è stata un’esplosione, e allora gli agenti sono intervenuti». I manifestanti però raccontano un’altra storia:l’esplosione in effetti c’è stata, ma a provocarla sarebbe stata la polizia. «Noi avevamo solo fiori e bandiere», dice Sveta, 18 anni, fermata e rilasciata dopo tre ore di interrogatorio.”
Sempre da LA STAMPA,dopo l’incarcerazione di Aleksander Kozulin,massimo leader dell’opposizione insieme a Milinkevich : “Il leader dell'opposizione bielorussa, Alexandre Milinkevich si è recato a Jodino, a 60 chilometri da Minsk, per constatare se Aleksander Kozulin, candidato dell'opposizione alle presidenziali bielorusse, arrestato ieri nella capitale, sia effettivamente detenuto nel carcere della cittadina.«Sono venuto a verificare se Kozoulin è detenuto qui, in questo carcere. Avrei voluto manifestargli il mio sostegno morale, ma non mi hanno permesso di entrare. Ma gli agenti penitenziari mi hanno detto di tornare domani», ha spiegato Milinkevitch a un giornalista dell'agenzia stampa francese.”

Non c’è da stupirsi dunque di questi eventi:ciò che stupisce è invece la forza e la mancanza di paura che hanno portato i numerosi oppositori a sfidare gelo,neve,governo ed esercito scendendo in piazza. Anche se (sottolineato dagli stessi Leader della protesta,Milinkevich e Kozulin)le diecimila persone che la sera delle elezioni si erano assembrate nel cuore di Minsk per poche ore,non erano sufficienti a colpire e ferire il regime di Lukashenko.La speranza di replicare a Minsk il modello vittorioso a Kiev nell’autunno del 2004 con la “rivoluzione arancione” si è consumata rapidamente.La Bielorussia di oggi non è l’Ucraina di ieri perché ad essere diverso è lo scenario generale.Allora, a Kiev, l’opposizione guidata da Yushenko e Tymoshenko poteva contare su due elementi: l’effetto sorpresa di una mobilitazione pacifica di massa seguita e amplificata dai media internazionali e l’esistenza, nell’Ucraina del 2004, di un relativo pluralismo politico e soprattutto economico emancipato dal potere governativo centrale e quindi capace di poter criticare liberamente ed esprimere il proprio punto di vista differente.
Tutto questo non esiste ancora nella Bielorussia di Lukashenko.

Ma se da una parte c’è la privazione della libertà,dall’altra c’è il “miracolo economico” che Lukashenko è riuscito a creare.Come si legge da un articolo scritto da Lucia Sgueglia sul sito internet “LETTERA 22 (associazione indipendente di Giornalisti)” :“Non è ancora tornata la calma tra gli ampi viali della linda Minsk, una delle città più pulite e ordinate al mondo. Eppure le autorità fanno di tutto per trasmettere tranquillità, attribuendo la responsabilità delle proteste di questi giorni ad “agitatori”, “provocatori” o persino “terroristi” che mirano a destabilizzare la Repubblica e screditarne l'immagine. Una manifestazione di piazza apertamente critica verso il regime di bat'ka (papà) Lukashenko come quella durata 5 giorni sulla piazza d'Ottobre – sebbene esigua per gli standard occidentali – non si era mai vista nella Bielorussia indipendente dopo il 1994.
Ma nonostante tutto, non si può dire che il plebiscito di domenica 19 marzo per “papà” Lukashenko sia stato un voto dettato unicamente dalla paura per i possibili disordini suscitati dagli agitatori di piazza d'Ottobre. Al di là dei possibili brogli, il sostegno a re Aleksander in Bielorussia resta altissimo e le proteste ancora ben poco rappresentative, frutto di un’ondata emotiva che ha coinvolto soprattutto giovani e universitari.Stabilità, ordine, tranquillità, sicurezza: queste le parole chiave ripetute instancabilmente dalle tv di stato, devote al 100% al presidente, di cui magnificano glorie e successi. Non senza ragione: il “piccolo miracolo economico” di Minsk è fatto di stipendi medi (circa 200 euro) più alti che nell'ex Urss e nei paesi delle “rivoluzioni colorate”, pensioni dignitose, disoccupazione minima, criminalità inesistente, welfare migliore della Polonia “europea”, che per l'ingresso nell'Unione ha sacrificato la sicurezza sociale, creando drammatiche sacche di povertà nelle campagne.. La Polonia, la Georgia e l'Ucraina della “rivoluzione arancione”, oggi in crisi, rappresentano il modello “occidentale” più prossimo ai bielorussi oltreconfine, di cui la tv mostra esclusivamente i lati negativi. A est c'è invece la Russia, che dà a Minsk tutto ciò di cui ha bisogno: il gas a prezzi stracciati che le consente di tenere in vita un'industria gravata dall'isolamento internazionale, e ne compra tutto l'export. Dall'altro lato della bilancia, certo, c'è la libertà di espressione ridotta a zero, e il controllo totale sulla vita dei cittadini da parte dello Stato: che fornisce l'80% degli impieghi, agganciati a contratti biennali rinnovabili che assicurano la fedeltà al regime. Le famiglie vivono in appartamenti di proprietà statale, l'università (altrimenti carissima) è pagata da borse di studio che fomentano un'accesa competizione fin dalle prime classi.”

Sullo sfondo,infine,restano i dubbi sul ruolo dell’Occidente:UE ed America.
I giudizi drastici e negativi sulle elezioni (“una farsa”, “antidemocratiche”, “caratterizzate da possibili brogli”) espressi da Osce, Unione Europea, Consiglio d’Europa, Stati Uniti,non nascondono una intrinseca debolezza:non è possibile imporre sanzioni forti a Lukashenko senza danneggiare la popolazione bielorussa.Inoltre non bisogna dimenticare che la Bielorussia si è confermata in questi mesi il più affidabile passaggio per il gas russo destinato all’Europa.
La posizione americana in particolare,diventa ancor meno credibile quando motiva la presa di posizione anti Lukashenko:se la Bielorussia di Lukashenko che stronca l’opposizione va condannata e isolata perché,appena cinque mesi prima,l’Azerbaigian di Aliev jr,che ha stroncato ancora più brutalmente l’opposizione,è invece stata sostenuta,con tanto di viatico della Casa bianca?
Prova inconfutabile che tirannia e democrazia sono valutate a seconda delle convenienze,fatto che riduce notevolmente la già esigua credibilità dei “democratizzatori” occidentali.

Privazione della libertà personale a favore del “miracolo economico nazionale” o libertà intesa come diritto fondamentale della persona a sfavore del possibile “miracolo economico” ?
Quale è dunque la strada migliore da percorrere,la dittatoriale-benestante di Lukashenko o l’idea liberale-democratica voluta dall’opposizione di Milinkevich ?
Eppure mancanza di libertà è sinonimo di chiusura nei confronti del progresso: la Bielorussia ha ottenuto vantaggi economici nel “breve-periodo” grazie alla politica di Lukashenko ma,portando avanti una situazione di chiusura mentale al progresso,avrà sicuramente grandissime difficoltà future dovute a lacune che sta volutamente ignorando in questi anni.
Solo il tempo dirà chi avrà ragione,a meno che la voglia di libertà del popolo fin’ora domato con leggi repressive sia così forte da imporsi definitivamente manifestando a tutti che la libertà va conquistata e dando la possibilità alla Bielorussia di affacciarsi ad una nuova era di democrazia.




permalink | inviato da il 28/3/2006 alle 0:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa

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